Fondazione Roche promuove il Master in Management dei Processi Sanitari

Il Master in “Management dei Processi Sanitari”, promosso dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Perugia e con il supporto di Fondazione Roche, si propone di fornire competenze specifiche per la formazione e/o l’aggiornamento del personale dirigenziale di aziende sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private e del personale sanitario.

E’ inoltre destinato ai laureati in Ingegneria Gestionale, Ingegneria Meccanica con indirizzo gestionale, Medicina, Farmacia-CTF ed Economia.

Il Master ha l’obiettivo di formare esperti manager nel settore sanitario, in grado di ottimizzare mezzi, strumenti e risorse per una sanità più efficiente, inclusiva e friendly, più attenti ai bisogni degli
utenti e in particolare delle persone anziane. Il Master fornisce metodologie scientifiche e strumenti derivanti anche dall’Ingegneria gestionale, attualmente non applicati al settore sanitario, per produrre organizzazioni in grado di fornire il bene salute, servizi sanitari efficienti, efficaci ed economicamente sostenibili.

Le conoscenze e le capacità teorico-pratiche che saranno acquisite al termine del corso, prevedono l’approfondimento delle seguenti materie: ingegneria gestionale, ingegneria meccanica, medicina, farmacia-CTF ed economia. Saranno inoltre forniti strumenti di gestione delle dinamiche relazionali e di problem solving. Grazie agli strumenti e alle competenze acquisite, i partecipanti saranno in grado di analizzare, valutare e proporre soluzioni in situazioni e scenari complessi tipici di aziende e strutture sanitarie. Infine, la possibilità di svolgere un periodo di stage presso aziende sanitarie ed ospedaliere pubbliche e private, enti pubblici in ambito
sanitario e aziende farmaceutiche garantisce una formazione completa per un professionista con qualifiche rispondenti alle esigenze del futuro della sanità pubblica e privata.

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La crisi dell’alleanza terapeutica tra medico e paziente:
è colpa di Dottor Google? Effetto placebo e nocebo
nell’era digitale, opportunità e rischi

Effetto placebo: la risposta terapeutica a un’alleanza vincente tra medico e paziente, basata su fiducia e ascolto. Ma quando si deludono le aspettative si scatena
il “gemello cattivo”, l’effetto nocebo.

L’era digitale entra nell’atto terapeutico con nuovi rituali e parole, che modificano
e indeboliscono il rapporto fiduciario tra chi cura e chi è curato.
Serve un web “sano” e riscoprire il valore prezioso e curativo di una relazione in crisi.

Il Corso di Formazione Professionale “Parole che curano, parole che ammalano”,
promosso dal Master della Sapienza SGP ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’
con il supporto di Fondazione Roche, punta i riflettori sulle responsabilità dei Media rispetto
agli effetti positivi e negativi dell’informazione online sui temi della salute,
suggerendo un nuovo modello integrato di cura post-digitale.

Milano, 10 luglio 2019 – Il medico empatico, che accoglie e ascolta il malato, cura meglio e più rapidamente. È risaputo, e non è solo una questione di etica e di competenze tecniche. L’interazione, il dialogo e la condivisione sono la base della cosiddetta “alleanza terapeutica” tra medico e paziente:
un processo millenario, l’atto di cura, fatto di rituali, linguaggi e contatto visivo, basato sulla fiducia e sulla speranza.
La risposta alla preziosa relazione che si instaura tra il curante e chi è curato è l’effetto placebo, una sorta di miglioramento spontaneo, correlato alle aspettative positive del paziente, al rapporto fiduciario con il suo medico e al contesto sociale nel quale è messa in atto la cura: da tempo questa relazione è in crisi. La sbornia tecnologica e la bulimia della comunicazione online, sostenute dalla estrema burocratizzazione sanitaria, con l’introduzione di nuovi protagonisti, nuovi rituali e parole, stanno mettendo a dura prova l’alleanza terapeutica tra medico e paziente, basata da sempre sulla fiducia, e il suo potere curativo.
Capire se e come l’era digitale possa trasformarsi in una opportunità per i pazienti e i medici, attraverso un’informazione in rete più ‘sana’, riscoprire il valore del dialogo e dell’empatia per ricostruire un rapporto in crisi, il tutto mediato da una equilibrata comunicazione dei media, è l’obiettivo del Corso di Formazione Professionale per i giornalisti “Parole che curano, parole che ammalano”, promosso dal Master della Sapienza di Roma “La Scienza nella Pratica Giornalistica” con il supporto di Fondazione Roche.
La qualità del dialogo tra terapeuta e paziente e delle competenze relazionali, oltre che tecniche, influenza l’effetto placebo, al punto che quando le aspettative vengono disattese, si scatena il “gemello cattivo”, l’effetto nocebo con un peggioramento dei sintomi. Oggi sappiamo che l’effetto placebo/nocebo è una conseguenza neurobiologica, una risposta innescata da complessi meccanismi cerebrali, mentali e corporei. Lo studio dell’effetto placebo e nocebo ha permesso ai ricercatori di capire come la speranza e le aspettative di guarigione, la fiducia nel medico e nella terapia, svolgano un ruolo cruciale in molti processi patologici e nelle risposte alle cure.
«L’interpretazione dell’effetto placebo oggi riguarda il ruolo dell’interazione sociale tra colui che cura e colui che soffre – afferma Fabrizio Benedetti, Direttore di Medicina e Fisiologia dell’ipossia, Plateau Rosà, Svizzera e Professore Ordinario di Neurofisiologia, Dipartimento di Neuroscienze Università di Torino – questa relazione, unica e sorprendente, scaturisce dall’emergenza dell’altruismo nel corso dell’evoluzione. A un certo punto i primati hanno cominciato a prendersi cura dell’altro, del più debole, del più anziano, del malato. Questa relazione è sfociata all’inizio nella figura dello sciamano, in grado di infondere speranza e fiducia e creare aspettative positive. L’effetto placebo come lo studiamo oggi altro non è che quanto avviene nel cervello e nel corpo di chi soffre, quando crede e spera e ha aspettative che il futuro sarà migliore del presente».
Eppure adesso basta un click per entrare in un mondo prima inaccessibile, esclusivo dominio dei medici. Quasi un italiano su 2, secondo una ricerca Censis, si rivolge a internet per avere informazioni sui temi di salute. Un patrimonio di conoscenze, informazioni e relazioni virtuali, talvolta corrette, in molti casi allarmistiche o pericolosamente errate, che possono produrre veri e propri effetti nocebo di massa.
«Il rapporto medico-paziente oggi è diventato problematico a causa di due novità: il Dr. Google e la genomica, che rischiano di logorare ancora di più l’alleanza terapeutica – afferma Andrea Grignolio, Docente Medical Humanities e Bioetica, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e ITB-CNR – eccesso di informazione e disinformazione, medicina iperspecialistica e ipertecnologica, burocrazia, spingono le persone ad autocurarsi e i medici ad un atteggiamento cautelativo che penalizza la relazione. Tuttavia, l’esigenza di tornare al rapporto di fiducia è avvertita in maniera forte. Ricomporre questo rapporto in crisi ha conseguenze importanti da un punto di vista etico, pratico e di salute, perché l’interazione, il dialogo e la condivisione aumentano l’efficacia delle cure».
La comunicazione, da sempre, è centrale per il successo della cura perché è scientificamente provato che il dialogo con il paziente attiva gli stessi meccanismi neurofisiologici del farmaco. Ma anche la rete ‘parla’, ritualizza le relazioni e a seconda delle parole e delle immagini utilizzate può influenzare l’efficacia della terapia, e non solo.
Internet oggi entra nella malattia: la conversazione digitale è la nuova protagonista dell’atto terapeutico. Il paziente non è più isolato ma condivide con altri soggetti, sconosciuti, un problema comune. Si genera in tal modo un percorso di cura del tutto diverso, in cui la figura del medico è marginalizzata, la validità e l’affidabilità delle notizie passano in secondo piano, quel che conta è la modalità di narrazione e l’ascolto, che devono corrispondere ai bisogni, alle aspettative, alle ansie e alle paure di chi vive un momento delicato della propria vita come quello della malattia. Le community online si prendono cura del paziente, quello che spesso non riesce a fare la famiglia, gli amici e lo stesso curante.
«Internet irrompe in tutti i passaggi del percorso di cura: entra quando si insinua il sospetto di avere un problema di salute e si comincia a cercare informazioni; entra quando si incontra per la prima volta un medico o se ne cerca uno più adatto; entra quando si vuole capire meglio quello che il medico ha detto o per chiarirsi le idee; e poi entra durante i trattamenti, e persino quando la malattia si risolve – sottolinea Cristina Cenci, antropologa, CEO di Digital Narrative Medicine, Founder del Center for Digital Health Humanities, Curatrice del blog Digital Health, Nòva24 – nella community online ci si identifica, ci si sostiene e ci si riconosce, in modo libero e con un’efficacia forse migliore, in ogni caso diversa, rispetto alle associazioni. La vicinanza virtuale, non fisica, fa emergere la persona invece che la malattia. Internet entra anche nell’alleanza medico-paziente. Potrebbe essere forse una opportunità per migliorare i percorsi di cura, ma il cammino è lungo e occorre trovare una mediazione tra le due forme comunicative dove, mentre la community conforta e supporta costruendo un patto di gratitudine, il medico offre competenza, decide cure e costruisce un patto di fiducia».


ROMA:FONDAZIONE ROCHE SOSTIENE CASAMICA ONLUS
L’ORGANIZZAZIONE CHE DA OLTRE 30 ANNI
OSPITA I MALATI LONTANI DA CASA

Un servizio di navetta sarà disponibile tutti i giorni per il trasporto degli ospiti dalle sedi romane di CasAmica alle principali strutture ospedaliere per effettuare controlli, terapie e visite

Roma 04 aprile 2019Da oggi, grazie alla Fondazione Roche, l’organizzazione CasAmica Onlus, che da oltre trent’anni accoglie malati lontani da casa e bisognosi di cure, metterà a disposizione degli ospiti un servizio di navetta che effettuerà trasferimenti dalle sedi romane di CasAmica alle principali strutture ospedaliere tra le quali il Campus Biomedico, il Bambino Gesù, l’IFO Regina Elena e il Sant’Eugenio, per permettere loro di effettuare controlli, terapie e visite.
Un sostegno concreto per tutte le persone e le famiglie costrette a spostarsi lontano da casa per accedere alle cure necessarie. Infatti, in una grande città come Roma, dove gli spostamenti non sono facili e alcune zone non sono servite dai mezzi pubblici, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Roche rappresenta una garanzia per i pazienti, che potranno concordare giorno per giorno il percorso della navetta in base alle proprie esigenze.

“Essere al fianco dei pazienti e supportare realtà come CasAmica Onlus, che nella città di Roma accoglie ogni anno circa 700 ospiti, è una delle principali missioni che si pone la nostra Fondazione – afferma Francesco Frattini, segretario generale Fondazione Roche – Siamo molto orgogliosi di questo servizio, crediamo risponda concretamente alle esigenze di chi, oltre a dover affrontare il percorso di cure, si trova spesso disorientato in una città così grande”.

Il servizio navetta sarà disponibile dal lunedì al venerdì e si stima che nell’arco di 12 mesi saranno effettuati circa 3200 trasferimenti.

Stefano Gastaldi, Direttore Generale CasAmica, conclude affermando che: “La possibilità di accompagnare i nostri ospiti presso gli ospedali per ricevere le cure di cui hanno bisogno è uno dei traguardi più importanti della nostra organizzazione. Assicurare un servizio come questo significa prendersi cura delle persone malate non solo ospitandole, ma anche garantendo loro un appoggio in tutte le fasi della terapia. Siamo grati alla Fondazione Roche che, grazie al suo supporto, ci permetterà di garantire il servizio a tutti gli ospiti delle sedi romane di CasAmica”

Fondazione Roche
La Fondazione Roche persegue lo scopo di favorire la ricerca scientifica indipendente, l’assistenza sanitaria, l’attività delle associazioni che sostengono i pazienti ed il dibattito pubblico su tematiche istituzionali ed organizzative concernenti il sistema sanitario nazionale ed europeo. Tema ispiratore dell’azione della Fondazione Roche è l’attenzione alla persona-paziente e ai suoi bisogni di salute, con il triplice obiettivo di contribuire alla ricerca indipendente, seria e scientificamente solida; intraprendere un dialogo continuo con le istituzioni per trovare strade capaci di abbattere le limitazioni dei diritti del cittadino; sostenere in maniera responsabile le associazioni pazienti e le realtà non-profit del territorio.

Tutte le informazioni su Fondazione Roche sono disponibili su www.fondazioneroche.it

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Fondazione Roche
Francesco Frattini    francesco.frattini@roche.com     348 881746


Sanità digitale: l’Italia fanalino di coda in UE per spesa pro-capite.
Ancora e-mail e sms gli strumenti più utilizzati per comunicare con i medici.

  • In Italia il 39,9 per cento dei residenti è affetto da almeno una malattia cronica e il 20,9 per cento da due.
  • La digitalizzazione è una risorsa chiave per favorire la sostenibilità economica di lungo periodo del Sistema Sanitario Nazionale, contribuendo all’erogazione di un adeguato livello di qualità delle cure, con beneficio per il paziente e il sistema Paese.
  • L’Italia, tuttavia, investe in sanità digitale solo 22 euro pro-capite contro i 60 delle Gran Bretagna o i 40 della Francia, secondo i dati 2018 dell’Osservatorio Innovazione in Sanità Digitale del Politecnico di Milano.
    L’Italia, tuttavia, investe in sanità digitale solo 22 euro pro-capite contro i 60 delle Gran Bretagna o i 40 della Francia, secondo i dati 2018 dell’Osservatorio Innovazione in Sanità Digitale del Politecnico di Milano.

Roma, 26 marzo 2019 – A fronte di una maturata consapevolezza circa il ruolo che la digitalizzazione può giocare in sanità tanto nella erogazione di nuovi modelli di cura, quanto in favore della sostenibilità del Servizio Sanitario, l’Italia mostra ancora un quadro di arretratezza: appaiono insufficienti gli investimenti in sanità digitale da parte del sistema pubblico e privato, e poco digitale risulta la gestione del paziente cronico, e più in generale dei cittadini. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni che si possono trarre dal convegno “Gestione del paziente cronico nell’era della digitalizzazione” che si è svolto oggi a Roma, a Palazzo Giustiniani, su iniziativa di Fondazione Roche.

“Nelle malattie croniche, la digitalizzazione è un tema di primo piano quando si ragiona in termini di programmazione degli interventi sociosanitari”, ha detto, aprendo i lavori, la professoressa Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione Roche.“In questi mesi, in occasione dei 40 anni nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, Fondazione Roche si è posta l’obiettivo di sostenere un dibattito sui valori sui quali esso si fonda: equità, uguaglianza e universalismo – ha aggiunto.In particolare, il suo carattere universalistico può essere messo a dura prova dal divario tra risorse disponibili e bisogni dei cittadini e per rispondere a questi bisogni, garantendo la sostenibilità economica del sistema, le soluzioni digitali rappresentano una leva fondamentale per trovare nuovi equilibri.”

A sostenerlo è anche il prof. Paolo Locatelli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano “L’innovazione digitale rappresenta l’elemento utile a colmare il divario tra bisogni e risorse”, ha detto illustrando come la digitalizzazione si debba declinare nei processi di rinnovamento organizzativo e tecnologico, ma anche di empowerment del paziente/cittadino e di sviluppo delle competenze degli operatori sanitari.
Cartella clinica, telemedicina, app, dispositivi indossabili, intelligenza artificiale, analisi dei big data e quant’altro, possono, quindi, contribuire a favorire il raggiungimento del traguardo della sostenibilità economica di lungo periodo del Sistema Sanitario Nazionale, contribuendo all’erogazione di un adeguato livello di qualità delle cure, con evidente beneficio per il paziente e per il sistema Paese. Un traguardo, secondo la fotografia tracciata dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, sulla base dei dati Istat e del secondo Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN, messa a dura prova dai numeri: a fronte di una spesa sanitaria complessiva, tra sistema pubblico ed esborso diretto dei cittadini, stabilizzatasi negli ultimi 5 anni intorno ai 145-150 miliardi di euro, il fabbisogno stimato per il 2025 si attesta intorno ai 210 miliardi, dato a cui si deve aggiungere il fatto che la popolazione italiana over 65 sia in forte crescita, rappresentando già oggi il 21,8 per cento del totale – uno dei dati più elevati nel mondo occidentale – e si proietta al 2051 a quasi il 35 per cento, oltre 1 su 3 cittadini.

“Emerge, in effetti – sottolinea il prof. Locatelli – una crescente consapevolezza che le soluzioni digitali possano giocare un ruolo fondamentale nel supportare la transizione verso nuovi modelli di cura. La diffusione di tali soluzioni, tuttavia, stenta oggi a realizzarsi perché manca una orchestrazione coerente della transizione al digitale e perché oneri, rischi e benefici attesi dall’introduzione di nuovi strumenti e modalità di lavoro non sono percepiti come ripartiti equamente fra gli attori del sistema.” Secondo i dati dell’Osservatorio, infatti, la spesa complessiva per la sanità digitale in Italia, tra quanto investito da Ministero della salute, dalle Regioni, dalle singole strutture sanitarie e dalla rete della medicina generale, ammonta a 1,3 miliardi di euro (dati 2017), pari a circa 22 euro per cittadino. “Si tratta di un dato che pone l’Italia in posizioni di retroguardia – ha detto ancora. Si pensi che, senza arrivare ai valori di Paesi scandinavi come la Danimarca, che investe 70 euro, nazioni e sistemi a noi più vicini come quello francese o inglese ‘spendono’ quasi il doppio o il triplo: 60 euro per cittadino la Gran Bretagna e 40 euro la Francia.”

Ad oggi, il digitale nella continuità di cura è ancora poco sviluppato. Ad esempio, secondo un’indagine dell’Osservatorio: le soluzioni che abilitano l’interscambio di dati e documenti sui pazienti attraverso PDTA informatizzati vengono utilizzate solo dal 29 per cento delle aziende sanitarie, con professionisti sanitari dell’azienda ospedaliera appartenenti a diversi dipartimenti, e dal 23 per cento con professionisti all’interno di una o più reti di patologia. Il supporto informatico alle attività di presa in carico del paziente risulta diffuso soprattutto per le attività gestionali e amministrative, come la gestione dei dati anagrafici dei pazienti (nell’80 per cento delle aziende) e la gestione delle prenotazioni (63 per cento). L’informatizzazione stenta, invece, a diffondersi come strumento per la messa in atto di percorsi individualizzati secondo il principio della presa in carico stabile del paziente: solo in media 1 azienda su 3 utilizza un supporto digitale nella definizione, visualizzazione e aggiornamento di piani di assistenza individuale, per l’analisi dei dati dei pazienti e per mettere in comunicazione tutti gli attori del sistema salute.

Anche i cittadini risultano essere “poco digitali”, secondo L’Osservatorio del Politecnico. La mancanza di competenze sembra essere una forte barriera: sono tre su dieci i cittadini che non si sentono in grado di utilizzare questi strumenti, soprattutto fra i più anziani. Per avvicinare i cittadini al digitale, dunque, è necessario aumentare l’offerta di servizi, formare i cittadini/pazienti e valorizzare le soluzioni affidabili e di valore.

I cittadini si mostrano ancora poco digitali anche nella comunicazione col proprio medico: ben sette su dieci preferiscono incontrarlo di persona. Fra coloro che si servono di strumenti digitali, la maggior parte utilizza l’email (15 per cento), poi vengono gli Sms (13 per cento) e infine WhatsApp (12 per cento). Fra i medici che non fanno uso di questi strumenti, uno su due teme che si possano creare incomprensioni con i pazienti ed è diffusa la preoccupazione che l’utilizzo di questi strumenti possa aumentare il carico di lavoro del medico e che possa comportare rischi legati a un mancato rispetto della normativa sulla privacy.

“L’utilizzo di strumenti digitali per comunicare con i propri pazienti è un segnale positivo di come i medici stiano acquisendo consapevolezza sull’importanza del digitale, che consente di rendere più veloce ed efficace lo scambio di informazioni. Si parla tuttavia di strumenti basilari, che spesso non necessitano di formazione specifica né di un cambiamento profondo a livello culturale. È importante, invece, che i medici siano sempre più attenti alla propria formazione rispetto alle competenze digitali necessarie allo sviluppo di nuovi progetti di innovazione digitale utili a migliorare i processi e i servizi sanitari”, conclude il prof. Locatelli.

Infine, dati confermano come, in Italia, il 39,9 per cento dei residenti è affetto da almeno una malattia cronica (24.133.105 persone), mentre quelle con almeno due malattie croniche rappresentano il 20,9 per cento del totale (ISTAT 2018) e di questi, il 70% risultano non aderenti alla terapia, che corrisponde ad un esborso da parte della Sanità italiana pari a circa 11 miliardi l’anno (dati AIFA).
Risulta, quindi, evidente come gli attuali approcci terapeutici standardizzati abbiano mostrato delle limitazioni e la personalizzazione della cura può rappresentare una strada vincente per rompere questa inerzia clinico-terapeutica e gli strumenti digitali forniscono le dovute opportunità per renderla possibile.

La prof.ssa Valeria Tozzi, Associate Professor of Practice SDA Bocconi e Direttore del Master MiMS, Università Bocconi di Milano, ricorda, inoltre, come la gestione delle malattie croniche assorba tra il 70 e l’80 per cento delle risorse sanitarie. “Volendo sintetizzare – ha spiegato, quindi, la Prof.ssa Tozzi – esistono alcune tendenze che si stanno affermando nella gestione delle patologie croniche nel nostro Paese, che sicuramente trarrebbero vantaggio dalla digitalizzazione. Sono gli approcci di Population Health Management, quale evoluzione dei PDTA (percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali): integrare le informazioni di natura amministrativa provenienti dai big data delle Regioni e delle aziende sanitarie con quelle di natura sanitaria relative al paziente rappresentano una sfida importante; le cronicità ad alta complessità per le quali sono centrali il ruolo delle competenze specialistiche e delle risorse tecnologiche complesse oltre che il bisogno di una staffetta importante tra ospedale e territorio. Anche in questo ambito ha un ruolo fondamentale la tecnologia dedicata allo scambio di informazioni quale ad esempio la telemedicina.”

Suona a questo punto quanto mai appropriato l’auspicio di Fondazione Roche, affinché Istituzioni, professionisti sanitari, associazioni dei pazienti, società civile, industria collaborino per estendere e rafforzare la digitalizzazione in sanità. Tutto il mondo sta andando in questa direzione, la digitalizzazione è ormai di fatto in tutti gli ambiti un elemento chiave di unione. Assume un ruolo ancora più rilevante nella vita di una persona con malattia cronica, costretta a convivere quotidianamente con la sua gestione. Tutti gli strumenti che facilitino e semplifichino questa quotidianità, la relazione con il medico e favoriscano maggiore aderenza alle cure non possono che dar vita a un sistema virtuoso, in favore della qualità di vita, della salute e soprattutto della dignità della persona. Senza dimenticare che maggiore aderenza alle cure equivale a minori costi per il Sistema Sanitario e, quindi, ottimizzazione nella disponibilità delle risorse.

Fondazione Roche
La Fondazione Roche persegue lo scopo di favorire la ricerca scientifica indipendente, l’assistenza sanitaria, l’attività delle associazioni che sostengono i pazienti ed il dibattito pubblico su tematiche istituzionali ed organizzative concernenti il sistema sanitario nazionale ed europeo. Tema ispiratore dell’azione della Fondazione Roche è l’attenzione alla persona-paziente e ai suoi bisogni di salute, con il triplice obiettivo di contribuire alla ricerca indipendente, seria e scientificamente solida; intraprendere un dialogo continuo con le istituzioni per trovare strade capaci di abbattere le limitazioni dei diritti del cittadino; sostenere in maniera responsabile le associazioni pazienti e le realtà non-profit del territorio.

Tutte le informazioni su Fondazione Roche, sono disponibili su www.fondazioneroche.it

Fondazione Roche
Francesco Frattini    francesco.frattini@roche.com     348 881746

Un momento per riflettere sul valore del prendersi cura per il benessere sociale: questa l’iniziativa promossa nei giorni scorsi presso la sede della Fondazione Pasquinelli (corso Magenta, 42) dall’associazione CasAmica onlus, organizzazione di volontariato che si prende cura da oltre 30 anni dei “pendolari della salute”, ovvero dei malati costretti a spostarsi verso strutture ospedaliere lontane dalla propria casa per ricevere cure mediche e dei familiari accompagnatori.

Nel corso della giornata, si è discusso degli importanti risultati di un’analisi sull’impatto economico e sociale delle attività di CasAmica (Analisi SROI) curata da Human Foundation e dello sviluppo di una nuova collaborazione tra la onlus e la Struttura di Pediatria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, che prevede l’attivazione di una nuova forma di accoglienza e assistenza pensata per rispondere alle esigenze delle famiglie con bambini, anche in considerazione del fatto che ben il 10% dei malati che arrivano a Milano per curarsi ha un’età inferiore ai 18 anni.

Sono intervenuti inoltre Stefano Gastaldi, direttore generale CasAmica Onlus, che ha parlato della mission, i valori e le attività di CasAmica con focus sulle nuove iniziative; Filippo Montesi e Federica Piron, coordinatore area valutazione e valutatrice Human Foundation, che ha presentato gli importanti risultati della Ricerca Sroi su CasAmica; Maura Massimino, direttore Struttura Complessa di Pediatria Fondazione IRCCS, che ha portato una panoramica sulle attività della struttura complessa di Pediatria e sulla collaborazione con CasAmica onlus e Francesco Frattini, segretario generale Fondazione Roche, che ha condiviso l’impegno di Fondazione Roche al fianco del paziente e di chi se ne prende cura e della collaborazione con CasAmica onlus.

   

ROCHE PER LA RICERCA: CONTINUANO I FINANZIAMENTI ALLA RICERCA UNDER 40 CON LA QUARTA EDIZIONE DEL BANDO E LA PRESTIGIOSA PARTNERSHIP CON SPRINGER NATURE


L’attività di ricerca in Italia è viva e di ottima qualità. A confermarlo è il numero, in costante crescita, dei progetti presentati da giovani ricercatori italiani under 40 nell’ambito del Bando Roche per la Ricerca. Un bilancio importante quello dei primi 3 anni: quasi 3 milioni di euro stanziati, più di 1200 i progetti presentati e 28 quelli finora finanziati.


A testimoniare il crescente successo dell’iniziativa, che negli anni è diventato un punto di riferimento per la comunità scientifica del nostro Paese, è la collaborazione con Springer Nature, una tra le più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

Sostenere la ricerca indipendente finanziando i progetti di giovani scienziati che operano all’interno di strutture pubbliche e IRCSS. É questo l’obiettivo del bando “Roche per la Ricerca”, promosso da Fondazione Roche e giunto ormai alla sua quarta edizione, che a partire da quest’anno si avvarrà della collaborazione della prestigiosa rivista scientifica Springer Nature chiamata a valutare e selezionare i progetti in concorso. In 3 anni sono stati presentati oltre 1200 progetti, di cui 498 solo nell’ultima edizione, ed erogati finanziamenti per la loro realizzazione pari a quasi 3 milioni di euro, a testimonianza di come il Premio Roche per la Ricerca sia diventato negli anni un appuntamento fortemente atteso dalla comunità scientifica italiana che continua a rispondere numerosa alla chiamata.

Sono stati celebrati oggi, in occasione della terza cerimonia di premiazione del bando Roche per la Ricerca, i 12 scienziati italiani vincitori dell’edizione 2018 con progetti di ricerca a carattere scientifico orientati ad un approccio sempre più personalizzato della terapia medica nelle seguenti aree: oncologia; ematologia oncologica, malattie respiratorie, reumatologia neuroscienze, coagulopatie ereditarie, relazione medico-paziente. Ciascun ricercatore si è aggiudicato un finanziamento di 50.000 euro per la realizzazione del proprio progetto. Si tratta di 7 ricercatrici e 5 ricercatori provenienti da oltre 10 istituti differenti, tutti rigorosamente under 40. Anche quest’anno i progetti sono stati valutati e selezionati dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano Medicina Basata sulle Evidenze), organizzazione esterna e indipendente a garanzia dell’imparzialità, secondo un rigoroso processo di analisi e valutazione che ha preso in considerazione la coerenza con le aree e le tematiche del bando, la metodologia, l’innovatività, i potenziali benefici per i pazienti e l’impatto per la sostenibilità del SSN.

“Confermiamo con orgoglio il nostro impegno a sostegno della ricerca scientifica indipendente che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese, e siamo ancora più convinti che la promozione di una sempre più stretta collaborazione tra pubblico e privato sia in grado di fare la differenza – afferma Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione RocheUn tema quello della ricerca che sarà al centro di molte delle attività che la Fondazione Roche porterà avanti nel corso di quest’anno, non solo sotto forma di finanziamenti per la comunità scientifica, ma anche attraverso iniziative di formazione e informazione per far comprendere quanto sia prezioso condurre una buona ricerca: per i giovani, per gli scienziati, per i pazienti e per l’intero Sistema Paese”.

Per il 2019 confermato l’impegno di Fondazione Roche con una quarta edizione del bando per un finanziamento complessivo di 600.000 euro a favore di 12 progetti di ricerca. Importante novità sarà rappresentata da una nuova collaborazione con Springer Nature per la valutazione e selezione dei progetti.


“Springer Nature è lieta di collaborare con la Fondazione Roche per questo premio. Crediamo fortemente nell’importanza di dare la possibilità ai giovani scienziati, specialmente nella fase iniziale della loro carriera, di portare avanti progetti di ricerca biomedica che possano rispondere alle esigenze dei pazienti. Siamo orgogliosi di contribuire al successo di questo progetto garantendo una valutazione solida e indipendente delle prossime candidature”
– afferma Richard Hughes Vice President, Publishing, Nature Research Partnerships di Springer Nature.

Come in passato, i progetti potranno essere promossi esclusivamente da Enti pubblici o privati italiani, senza scopo di lucro, e da IRCCS. Sarà possibile sottomettere le richieste caricandole direttamente sul sito www.rocheperlaricerca.it a partire dal 29 aprile e fino al 1 luglio di quest’anno. Si conferma, ancora una volta, l’attenzione verso i giovani, per cui è previsto che il responsabile del Progetto di Ricerca (Principal Investigator) debba avere un’età inferiore a 40 anni.

Anche quest’anno Fondazione Roche ha deciso di lasciare l’esclusiva titolarità di ogni invenzione o diritto generato nell’ambito del progetto di ricerca agli enti partecipanti, a conferma della volontà di sostenere la ricerca indipendente. Tutte le informazioni sul nuovo bando, le modalità di candidatura e il dettaglio delle aree di interesse saranno disponibili sul sito www.rocheperlaricerca.it a partire dal 29 aprile.

Vincitori edizione 2018

Area Reumatologia
Veronica Brusi – Istituto Ortopedico Rizzoli

Area Oncologia
Elena Conca – Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori

Area Coagulopatie Ereditarie
Stefano Espinoza – Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia

Area Neuroscienze
Angelisa Frasca – Università degli Studi di Milano

Area Oncologia
Marta Gomarasca – IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi

Area Neuroscienze
Alessia Indrieri – Fondazione Telethon

Area Ematologia Oncologica
Federica Lovisa – Fondazione Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza

Area Oncologia
Matteo Marzi – Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia

Area Neuroscienze
Marika Milan – Consiglio Nazionale delle Ricerche

Area Relazione Medico-Paziente
Giacomo Monti – IRCCS Ospedale San Raffaele

Area Neuroscienze
Cristian Ripoli – Università Cattolica del Sacro Cuore

Area Malattie Respiratorie
Simone Vodret – International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology

Per saperne di più sui vincitori, clicca qui.

   

Fondazione Roche premia i sei vincitori del bando
“Fondazione Roche per le persone con emofilia”:
120.000 euro a sostegno di progetti sociosanitari e socioassistenziali

  • Il bando “Fondazione Roche per le persone con emofilia” nasce per sostenere progetti sociosanitari-assistenziali che si impegnano a migliorare la qualità di vita dei pazienti con emofilia e delle loro famiglie.
  • Fondazione Roche, traducendo l’impegno sociale di Roche Italia, pone tra i suoi obiettivi il sostegno responsabile delle associazioni di pazienti e le realtà no-profit del territorio, nonché la tutela dei diritti della Persona/Paziente.
  • Con il contributo di Fondazione Sodalitas – ente indipendente di riferimento per la sostenibilità d’impresa e con esperienza ultraventennale nello sviluppo di partnership tra aziende e Terzo settore – sono stati valutati e individuati i progetti vincitori del bando.

Roma, 15 febbraio – Sono stati annunciati oggi i sei vincitori del Bando “Fondazione Roche per le persone con emofilia” che ha premiato, con un contributo di 120.000 euro, l’impegno e l’innovatività di progetti assistenziali di associazioni di pazienti e realtà no profit, volti a realizzare servizi dedicati alle persone con emofilia e alle loro famiglie, offrendo supporto nella gestione della patologia e costruendo con loro nuove opportunità.

Si sono aggiudicati il premio da 20.000 euro ciascuno:

    –   A.E.L. (Associazione Emofilici del Lazio) di Roma
    –   A.R.L.A.F.E. (Associazione Regionale Ligure Affiliata alla Federazione Emofilici) di Genova
    –   A.S.E. (Associazione Siciliana Emofilici) di Catania
    –   ASSOCIAZIONE EMOFILICI E TROMBOEMOFILICI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA di Udine
    –   ASSOCIAZIONE PER L’EMOFILIA E COAGULOPATIA DELLE TRE VENEZIE di Padova
    –   A.V.E.S. (Associazione Volontariato Emofilici e Similemofilici) di Parma

Si tratta di un riconoscimento importante a sostegno delle famiglie che convivono con una diagnosi di emofilia, una malattia del sangue rara ed ereditaria che colpisce circa 4.000 persone in Italia, che dedicano gran parte delle loro giornate alle cure dei propri cari e a tutte quelle attività che ruotano attorno ad esse. I servizi di assistenza ai malati e alle famiglie che se ne prendono cura sono uno dei punti cruciali a cui il mondo della salute deve trovare risposte al più presto. Questo è ancora più vero nel panorama delle malattie rare, dove quotidianamente decine di associazioni di pazienti e di volontari si impegnano ogni giorno su tutto il territorio italiano per essere concretamente al fianco di chi ne ha bisogno, affrontando e superando numerosi ostacoli.

“Con questo tipo di iniziative intendiamo creare un ponte di collegamento tra le istituzioni e il cittadino, al fine di supportare progetti che possano fungere da trait d’union tra il territorio nazionale e le istituzioni stesse a integrazione del welfare – spiega Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione RocheOggi più che mai ci impegniamo a promuovere e tutelare la salute e l’assistenza sanitaria fornendo un supporto responsabile agli attori che operano a stretto contatto con i pazienti emofilici e i loro familiari”.

Le numerose adesioni e la qualità dei 24 progetti presentati testimoniano l’esistenza di bisogni ancora da colmare nella comunità emofilica.

“La vera difficoltà oggi è rispondere contestualmente ai bisogni dei malati che chiedono terapie sempre più efficaci, dei ricercatori che chiedono maggiori risorse per rispondere in modo più adeguato alle esigenze dei malati – aggiunge la Sen.ce Paola Binetti, promotrice dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Rare e intervenuta alla premiazione – Una buona mediazione viene dalle Fondazioni, che come la Roche, riescono a far incontrare il mondo della ricerca avanzata con l’esperienza consolidata di pazienti che possono orientare programmi e progetti in modo da rendere eticamente ed economicamente sostenibile il lungo cammino verso la speranza di una guarigione definitiva”.

Le aree d’intervento toccate dai sei progetti vincitori sono state numerose e differenti:

  • la definizione di un sistema di trasporto per i pazienti e programmazione delle visite – A.E.L.
  • la realizzazione di un centro di ascolto sperimentale – A.R.L.A.F.E.
  • la sensibilizzazione all’interno delle scuole con il coinvolgimento di docenti e personale non scolastico per una maggiore conoscenza della patologia – A.S.E.
  • i servizi di supporto logistico e la definizione di un protocollo di accompagnamento del paziente emofilico dal proprio domicilio al Pronto soccorso di riferimento- ASSOCIAZIONE EMOFILICI E TROMBOEMOFILICI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
  • la pratica di attività fisica anche per gli adulti e sotto la supervisione medica – ASSOCIAZIONE PER L’EMOFILIA E COAGULOPATIA DELLE TRE VENEZIE
  • i servizi di supporto psico-pedagogico – A.V.E.S.

I progetti sono stati valutati e selezionati sulla base dei potenziali benefici offerti ai pazienti e le loro famiglie grazie a una innovativa collaborazione con Fondazione Sodalitas, in qualità di ente indipendente e con un’esperienza ultraventennale nell’individuazione di nuove soluzioni di welfare e di inclusione sociale.

“Fondazione Sodalitas è impegnata a realizzare partnership tra la parte più evoluta del mondo d’impresa e gli stakeholder più rilevanti, con l’obiettivo di generare valore sociale condiviso – dichiara Massimo Ceriotti, Responsabile marketing associativo di Fondazione SodalitasE’ stato quindi particolarmente significativo poter contribuire a questo bando, attraverso l’esperienza maturata nello sviluppo di iniziative che vedono impresa e Terzo settore lavorare insieme a beneficio delle persone e delle comunità”.

Il bando “Fondazione Roche per le persone con emofilia” rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’approccio con cui Fondazione Roche intende generare valore condiviso nella società, mettendo in pratica un concetto moderno di fondazione di impresa, che non si limita a stanziare risorse economiche nel settore sociale, ma che, promuovendo progetti su base meritocratica, pone al centro del proprio impegno la tutela dei diritti del cittadino, della persona a 360° e dei suoi bisogni di salute.

Per conoscere tutte le iniziative di Fondazione Roche visita www.fondazioneroche.it

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FONDAZIONE ROCHE AL FIANCO DEI BAMBINI CON DIABETE
UN TOUR D’ITALIA CON IL DELFINO DENNY


Parte a febbraio un tour itinerante in 12 pediatrie di 16 regioni italiane insieme a Monica Priore, atleta e diabetica di tipo 1, per presentare un’iniziativa che nasce dal suo ultimo libro “Il Grande Salto”. Una campagna di sensibilizzazione dedicata a tutti i bambini affetti da diabete e alle loro famiglie che Monica, attraverso la metafora di un delfino molto speciale, cercherà di sostenere nel processo di accettazione della malattia.

Milano, 15 febbraio 2019

“Favoliamo con Denny”, è questo il nome dell’iniziativa, sostenuta da Fondazione Roche e dall’Associazione A.G.D. Delfini Messapici, che vuole portare in 16 principali reparti di pediatria distribuiti in tutta Italia, la storia del Delfino Denny, un incontro speciale con i bambini, un momento di gioco e racconto animato dai sogni e dalle speranze dei piccoli pazienti. Ma è, soprattutto, un’occasione per sensibilizzare sulla necessità di trovare in sé le risorse per realizzarsi pienamente, nonostante le difficoltà e lo sconforto che una condizione di cronicità può comportare.

“L’iniziativa rappresenta un modo concreto per essere vicino a tutti quei bambini che si trovano a dover affrontare così giovani una diagnosi difficile e ad aiutarli, insieme ai loro genitori, a superare l’impatto devastante che questa può portare con sé.”– commenta Francesco Frattini, Segretario Generale Fondazione Roche. “Una campagna, ne siamo convinti, che li aiuterà ad accettare la malattia in modo diverso”.

Monica Priore, autrice della favola, porterà il suo libro in dono ai bambini che incontrerà nei reparti di Pediatria di diversi ospedali in Italia – dalla Lombardia al Piemonte, dal Lazio alla Puglia – in un tour di sedici tappe.

“Il delfino alato è una filosofia di vita e con la mia favola ‘Il Grande Salto – Storia di un delfino che ha spiccato il volo’, vorrei riuscire a trasmettere questa filosofia ai più piccoli, perché loro hanno la mente libera da pregiudizi, paure e sono in grado di sognare. – afferma Monica PrioreLa vita è come le montagne russe, si sale e si scende e nelle discese non guarda in faccia chi sei e quanti anni hai, ma bisogna avere sempre la forza di risalire, e so che i bambini hanno una grande forza interiore. Con Denny voglio solo provare a stimolarli ad utilizzare questa forza, affinché non si arrendano d’avanti alle difficoltà ed abbiano sempre la voglia di sognare e di inseguire i propri sogni, fino ad arrivare a spiccare ‘Il Grande Salto’”.

“C’era una volta, adagiato nelle acque cristalline dell’oceano Pacifico, un piccolo arcipelago…E anche la storia che state per ascoltare, non è la solita storia…”. Inizia così, come tutte le fiabe, ma “Il Grande Salto” è una favola speciale. La storia racconta le avventure del piccolo delfino Denny che, nonostante un difetto congenito alla pinna caudale, riuscirà con volontà e determinazione a fare “il grande salto” tra le onde dell’Oceano.

Come ha fatto la stessa Monica, che dall’età di cinque anni ha dovuto fronteggiare tutti i problemi che il diabete mellito di tipo 1 ha portato nella sua vita quotidiana. Diffcoltà che non le hanno, tuttavia, impedito di praticare nuoto a livello agonistico, collezionando una medaglia dietro l’altra in campionati nazionali e non solo.

E non è un caso, infatti, che il luogo della sua favola sia il mare, anzi l’Oceano. L’acqua è il suo elemento e il nuoto è lo sport che l’ha aiutata ad affrontare e superare i “no” del diabete.

“Tra i valori della nostra fondazione c’è sicuramente la passione, che alimenta la determinazione necessaria per raggiungere l’obiettivo di migliorare la vita dei pazienti. – aggiunge Francesco Frattini – Perché chi è mosso dalla passione è in grado di superare gli ostacoli e ispirare gli altri, trasferendo lo stesso entusiasmo. Per questo abbiamo deciso di offrire il nostro supporto a una persona, Monica, che rappresenta un grande esempio di passione e determinazione, e al suo progetto FaVoliamo con Denny.”

Sono circa 4 milioni le persone affette da diabete in Italia, e si stima che circa il 2% abbia età inferiore ai 20 anni. Sono due le forme prevalenti di diabete mellito: il diabete di tipo 1, generalmente insorge in età giovanile (< 25 anni ca) ed è una malattia autoimmune, una condizione irreversibile e richiede trattamento insulinico; il diabete di tipo 2 in genere si manifesta dopo i 30-40 anni, soprattutto in presenza di alcuni fattori di rischio tra cui il sovrappeso e la carenza di esercizio fisico primi fra tutti, a cui seguono l’ereditarietà.

Il racconto di questa sfida vincente si snoda tra malinconia, momenti di sconforto, piccole gioie, speranze, colpi di scena e incontri inaspettati. Tuttavia, Denny riuscirà nel suo intento: farà il “grande salto” e affronterà l’Oceano, immenso e temibile. Nuoterà meno velocemente degli altri compagni, si fermerà più spesso per riposare, imparerà a calibrare le forze, ma ce la farà. Ad accettare la sua pinna imperfetta e, con questa, solcare le onde.

Fondazione Roche
La Fondazione Roche persegue lo scopo di favorire la ricerca scientifica indipendente, l’assistenza sanitaria, l’attività delle associazioni che sostengono i pazienti ed il dibattito pubblico su tematiche istituzionali ed organizzative concernenti il sistema sanitario nazionale ed europeo. Tema ispiratore dell’azione della Fondazione Roche è l’attenzione alla persona-paziente e ai suoi bisogni di salute, con il triplice obiettivo di contribuire alla ricerca indipendente, seria e scientificamente solida; intraprendere un dialogo continuo con le istituzioni per trovare strade capaci di abbattere le limitazioni dei diritti del cittadino; sostenere in maniera responsabile le associazioni pazienti e le realtà non-profit del territorio.

Tutte le informazioni su Fondazione Roche, sono disponibili su www.fondazioneroche.it

Fondazione Roche
Francesco Frattini francesco.frattini@roche.com 348 881746

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Raffaella Marino raffaella.marinio@adnkronos.com 065807567
Roberto Scalise roberto.scalise@adnkronos.com 065807437

Fonte Bibliografica:
    1. http://www.ibdo.it/pdf/Report-2017.pdf

Roma, 28 Novembre 2018

Ultimo appuntamento con “40 anni SSN – Diritti al Futuro”:

  

Fondazione Roche promuove il confronto sul principio dell’Uguaglianza

Stasera a Roma si conclude il ciclo di appuntamenti promossi da Fondazione Roche per ricordare la conquista di un Servizio Sanitario Pubblico a tutela dei cittadini

Con l’ultimo appuntamento di “40 anni di SSN – Diritti al Futuro” che si terrà a Roma questa sera alle 18.30 presso il Teatro Santa Chiara, si conclude il ciclo di appuntamenti promossi da Fondazione Roche dedicato questa volta al principio dell’Uguaglianza, il più critico ed attuale tra quelli fondanti del nostro Servizio Sanitario Nazionale. L’incontro sarà finalizzato a promuovere un momento di riflessione allargata sull’evoluzione del principio in questi primi 40 anni e di confronto attualizzato sul tema, alla luce dei nuovi assetti sociali, politici ed economici che hanno cambiato il volto della società.

“In un momento storico come quello che siamo vivendo caratterizzato da forti tensioni sociali, ripercorrere le ragioni che hanno portato all’inserimento del principio di Uguaglianza nella Legge alla base del Servizio Sanitario Nazionale che ha rappresentato un cambiamento epocale per la nostra società civile è quanto mai attuale ed opportuno. – racconta Mariapia Garavaglia, Presidente della Fondazione Roche “L’Uguaglianza è un principio base per il nostro Paese, fondante anche della nostra Costituzione, per assicurare la coesione sociale e per contrastare le conseguenze sulla salute frutto delle disuguaglianze sociali, derivanti dalle diverse condizioni socio-economiche dei singoli territori.”

Il principio di Uguaglianza ha subito, più di tutti, importanti cambiamenti nel corso di questi decenni, tanto che alla tradizionale idea di uguaglianza in base alla quale gli individui con lo stesso stato di salute debbano venire trattati egualmente, si è progressivamente affiancata la convinzione che gli individui con peggiore stato di salute o con maggiore bisogno debbano venire trattati più favorevolmente. Tale sviluppo del principio ha consentito di mettere a fuoco tre diversi ambiti: l’accesso alle prestazioni ed ai servizi sanitari, i risultati di salute in capo ai singoli soggetti, l’allocazione delle risorse e dei servizi secondo i bisogni. A testimonianza della necessità di un confronto su questo principio e di quanto il superamento del divario Nord-Sud sia ancora al centro del dibattito politico, la Tavola Rotonda vedrà la partecipazione di diverse forze politiche, con il contributo di Rossana Boldi, Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, e Vito De Filippo, Capogruppo PD XXII Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, oltre che la partecipazione del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Armando Bartolazzi.

L’incontro sarà un’occasione per ripercorrere anche il passaggio storico-politico legato all’approvazione della Legge di Riforma, con un focus proprio sul tema dell’Uguaglianza, grazie alla preziosa testimonianza di Vincenzo Scotti, già Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel 1978 e tra i Ministri firmatari la Legge n. 833. Dalla sua testimonianza emerge la necessità di una rilettura contemporanea delle disuguaglianze, oggi ancora troppo presenti nel nostro Paese, che potrebbe servire a rafforzare la convinzione che senza un Sistema Nazionale la condizione di emarginazione di una parte di popolazione sarebbe ancora più pesante.

“Essere stati i primi a dedicare un momento di riflessione e celebrazione all’importante conquista del Servizio Sanitario Nazionale come tutela degli italiani rafforza la missione di Fondazione Roche di accendere i riflettori sui bisogni dei cittadini e sul loro diritto alla salute. – conclude Fausto Massimino, Direttore Generale della Fondazione Roche – In questa prospettiva, nel 2019 dedicheremo una particolare attenzione alla tematica della ricerca, con l’impegno di favorirne la diffusione, promuoverne la formazione e l’informazione”.

Fondazione Roche
La Fondazione Roche persegue lo scopo di favorire la ricerca scientifica indipendente, l’assistenza sanitaria, l’attività delle associazioni che sostengono i pazienti ed il dibattito pubblico su tematiche istituzionali ed organizzative concernenti il sistema sanitario nazionale ed europeo. Tema ispiratore dell’azione della Fondazione Roche è l’attenzione alla persona-paziente e ai suoi bisogni di salute, con il triplice obiettivo di contribuire alla ricerca indipendente, seria e scientificamente solida; intraprendere un dialogo continuo con le istituzioni per trovare strade capaci di abbattere le limitazioni dei diritti del cittadino; sostenere in maniera responsabile le associazioni pazienti e le realtà non-profit del territorio.

Tutte le informazioni su Fondazione Roche, sono disponibili su www.fondazioneroche.it


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Francesco Frattini francesco.frattini@roche.com 348 881746

Lo scorso agosto è prematuramente scomparso Massimo “Max” Moreschi vogliamo
ricordarlo attraverso una buona causa.

Massimo, motociclista per passione, ha dedicato gli ultimi 10 anni al fianco di persone con diabete,
delle loro famiglie come informatore in Roche Diabetes Care Italy S.p.A.

In particolare è stato un formatore del sistema di microinfusione per insulina, fornendo la sua totale
disponibilità a pazienti e caregivers, sempre consapevole della complessità del passaggio a questa
terapia, e di quanto un sorriso gentile potesse essere di grande valore e conforto per queste famiglie.

A tutti noi il suo sorriso sempre gentile mancherà molto.

Il mese di novembre è un mese dedicato al diabete, per questo Fondazione Roche ha deciso di
avviare una raccolta fondi in sua memoria per sostenere il progetto “Max Camp” Incontri educativi
dedicati a Persone con Diabete e Caregivers.
“Max” rappresenta anche l’abbreviazione di
“massimo”, e massimo è l’impegno che alle persone affette da una patologia cronica – e alle persone
che stanno loro accanto – è richiesto ogni giorno, per tutto il resto della loro vita.
La donazione può essere effettuata tramite bonifico bancario:

intestato a Fondazione Roche – codice IBAN IT24E0310420400000000770030,

indicando la causale "Donazione in memoria di Massimo Moreschi”.

Fondazione Roche si impegna a fare da tramite e garante per il buon esito dell’iniziativa.

La campagna di raccolta fondi rimarrà attiva fino al 31 dicembre 2018.

Ringraziamo la famiglia di Massimo per aver sostenuto e promosso questa iniziativa.

Fondazione Roche Italia.